L'ingratitudine di Santoro

“Noi siamo Libero Grassi, siamo noi Spatuzza, siamo noi Buscetta, siamo noi Patrizia D’Addario”.
3 AGO 20
Immagine di L'ingratitudine di Santoro
“Noi siamo Libero Grassi, siamo noi Spatuzza, siamo noi Buscetta, siamo noi Patrizia D’Addario”. Così giovedì sera Michele Santoro, dalla piazza fiorentina dove si è tenuta l’ultima puntata del suo programma, descriveva l’anima, come l’ha chiamata, lo spirito della sua trasmissione facendo ricorso a persone e storie così diverse. Lasciamo perdere l’ultima personalità citata. Le considerazioni in merito sarebbero all’insegna della banalità e per di più volgarotte, ve le risparmiamo. Lasciamo perdere, ma fino a un certo punto, il gusto davvero discutibile di abbinare il nome di Libero Grassi a quello di due esponenti, sia pure “pentiti”, della mafia che l’ha ucciso. Ma una semplice constatazione deve pur essere consentita: nemmeno Santoro ha più il coraggio di dire “Siamo noi Massimo Ciancimino”. Ingrato.